Lucia nel mondo della fantasia

“LUCIA NEL MONDO DELLA FANTASIA”, questo era il nome in rima assegnatomi alle elementari dalla maestra nel quaderno di fine anno.
Da quel giorno decisi di fare del mio più grande difetto scolastico il mio più grande pregio, ovvero rimanere qualche minuto incantata nel vuoto e sognare .
Gli insegnanti si dimenticano che i bambini vedono ciò che l’adulto non può vedere; quella mattina ero seduta al mio banco in seconda fila, la maestra alla lavagna conduceva la lezione di italiano ed io mi fissai nel vuoto a pensare come di tanto in tanto mi accadeva, fui interrotta dalle urla  della maestra che richiamò l’attenzione degli alunni sul mio volto, dicendo : “ guardate Lucia , è tra le nuvole” il suo tono era di pena, di rimprovero, io mi voltai e chinai il capo verso le mie gambe ricoperte dal mio grembiulino blu e mi accorsi che la vergogna aveva tinto di rosso il mio viso …. la lezione riprese senza darmi alcuna motivazione …
Dopo anni ricordo ancora quel giorno, vidi quel perdermi nei miei pensieri come un difetto di fabbrica, pensai : “ probabilmente i miei genitori mi hanno educata male , sbagliata “ Oggi che non sono più una bambina, so che il mio più grande difetto in realtà era una cosa naturale , spontanea della mia mente che voleva riflettere su tutto ciò che la circondava, imparai che i bambini soldatino erano bravissimi a scuola, ma avevano perso la capacità ci fantasticare , non sapevano più pensare con la propria testa, probabilmente da grandi necessiteranno di dover ritornare a navigare nella loro parte infantile.
Ci sono voluti anni , ora il mio “ difetto” è diventato un pregio : fermarsi a riflettere sulla vita, dire stop al flusso di informazioni in entrata e concentrarsi su se stessi in relazione a ciò che ci arriva da fuori , anni fa su un banco di scuola , oggi di fronte ad un libro , ad un tramonto, il mare, un viso, la diversità , di fronte alle varie sfumature che prende il mondo.

Mango

Sei sapore di mango e salsedine sulle mie labbra, sei la vita che non ho mai vissuto , sei il desiderio più assoluto, sei il biglietto di andata che non comprerò mai, sei la scottatura sulla mia pelle che con il tempo dimenticherò, sei una danza senza musica, sei una distanza senza meta , sei tutto ciò che rimane dei tempi in cui la testa non prevaleva sul cuore.

La Cultura

Vieni al mondo senza un perché , sono loro ad averlo deciso, ti hanno scaraventato in un turbine di eventi a te sconosciuti tra un “devi comportarti così”,  “devi essere diligente” ,  ” non è educazione” , ” bravo”,     “dopo  la scuola cosa vorresti fare?” , ” questa sarà la tua paga per i prossimi mesi”, etc..

 Un insieme di  domande e risposte prestabilite dalla società che te le impone come un bollettino alle poste a scadenza,  intanto stai crescendo, segui passo passo le indicazioni dei tuoi genitori che poi trasmetterai ai tuoi figli, segui gli ordini di un capo che poi trasmetterai ai tuoi dipendenti, segui gli insegnamenti di un tuo maestro che poi tramanderai ai tuoi alunni; questo è un cerchio che ci portiamo dietro, ce ne facciamo carica, lo chiamiamo Cultura, esso subisce cambiamenti negli anni, più visibilmente nei secoli.

La base della cultura sta nella fiducia che poniamo in chi ce la trasmette, così tutti gli eventi si susseguono e tu sei carico di fiducia, ma pieno di dubbi, è come camminare bendato e nudo tenendo per mano un’anziana signora in belle vesti e dall’indole saccente… Ciò che ci permette di accettare tutto ciò è la curiosità!

Pittore Sconosciuto

Quando entro nella stanza speciale, tutto si modifica di fronte ai miei occhi, ogni persona diviene magica, cosparge lo spazio di energia positiva, tu stesso diventi magico!   Queste persone speciali sono sulla terra per un motivo, sono gli uomini a crearli, facendosi aspettative sulla loro vita futura , immaginandoli a loro somiglianza, mentre invece queste creature sono nate per sorprenderli, questi sono uomini speciali, ognuno diverso dall’altro. L’umanità inizialmente non li ha mai accettati, li ha sempre visti come sbagliati o anormali, senza rendersi conto delle loro potenzialità, senza sapere che sono qui per darci qualcosa, qualcosa di molto grande e profondo che nemmeno io so descrivere perché invisibile, intangibile, so solo che quando entro in quella stanza lo percepisco sulla mia pelle, nel mio cuore, nella mia mente. Io li definisco opere d’arte , immaginatevi l’effetto che vi può fare entrare in un museo di dipinti creati da  un pittore a voi sconosciuto; siamo sempre abituati ad aspettarci qualcosa da un artista che conosciamo bene mentre di fronte ad uno sconosciuto siamo disarmati perché nessuno ci ha spiegato la sua visione delle cose, nessuno ci ha detto che significato si cela dietro ai suoi lavori, quindi dinanzi a queste opere d’arte sconosciute possiamo rimanere impacciati, perplessi, folgorati,  forse spaventati inizialmente , ma poi durante il viaggio attraverso le  sue opere cominceremo ad orientarci e molto probabilmente ne avvertiremo l’energia. Il pittore di cui vi parlo è uno sconosciuto, pensiamo alla parola ” sconosciuto”, la maggior parte delle volte fa paura, si pensa di essere pronti a tutto ma non a quello… lo sconosciuto ci da una visione delle cose diversa, un approccio alla vita differente dai canoni a cui siamo abituati, è lo sconosciuto che dipinge le opere d’arte nella stanza speciale di cui parlo , questo pittore prende il nome di DISABILITA’.

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2 giugno 2014

Imparare che l’amore ti riempie o ti svuota a tutte le età è come imparare che se mangi troppa cioccolata , puoi essere piccolo, adulto o anziano che quella ti farà sempre ingrassare.

Impossibile scampare ai dolori del cuore, il giorno prima ti chiudi in camera piangendo  per la persona che ti ha lasciato ed il giorno dopo può essere tua madre a farlo.

Tuo padre, il nulla, la voce non esiste, le urla e poi il silenzio.

 

B.

Ricordo benissimo quel pino, la cornice che ne faceva intravedere i rami, la luce che entrava intima nella stanza, le ginocchia della dottoressa e le mille domande che mi fece;  la mia mente le accartocciava e come post it e le faceva volare fuori …

Invidiavo quel pino, credevo d’esser io, fuori da quella costrizione, all’aria aperta, imponente e sicuro di sè.

Anni dopo mi resi conto che il pino non ero io, ma lei, la stronza nella mia testa.

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10 marzo 2014

Per quanto cerchi di levartelo di dosso,  l’oceano disegnerà sempre linee di sale sulla tua pelle.             Ti tufferai di nuovo, è inevitabile, resisterai in apnea, respirerai nuovamente un giorno, piangendo lacrime salate.